La danza. Una riflessione su arte e psiche
- andreagrotteschi
- 10 apr
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Il rosso, il blu e il verde. In tre tonalità sembra prendere vita il mondo intero, quello che c'è, che c'è sempre stato e che sempre ci sarà. Pittura intensissima, oltre il tempo, assoluta.
Il capolavoro di Henri Matisse intitolato La danza (1909-1910), conservato al Museo dell'Ermitage di San Pietroburgo, esprime potenza e grazia, equilibrio e sentimento, nostalgia e speranza. Cinque figure umane primigenie e selvagge formano un ellisse danzante che sfiora un'ideale di perfezione. Sicuramente c'è qualcosa che parla della nostra psiche in questo dipinto. E' la messa in figura di un potenziale ritmico e simbolico molto antico presente nell'essere umano. Spesso siamo abituati a pensare che la nostra interiorità sia soltanto dominata, almeno nelle sue viscere più profonde e telluriche, da impulsi, istinti, passioni, desideri e pulsioni irrefrenabili, incontrollabili e ingestibili. Solo con un enorme, immenso e sovrumano sforzo del nostro pensiero e della nostra volontà saremmo poi in grado di controllare, regolare e gestire queste potenze straordinarie, molto spesso senza riuscirci. Tale lotta, infinita e furibonda, fra il sopra e il sotto, fra il bene e il male, fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, fra la carne e lo spirito, dovrebbe generare in noi un profondo e sanguinoso conflitto, che a sua volta andrebbe a provocare sintomi come ansia, depressione, stress, scarsa energia, tensione e blocchi di ogni genere.
Osservando però con grande attenzione questo dipinto un'altra prospettiva di pensiero sembra dischiudersi davanti ai nostri occhi. A proposito dell'opera il grande storico dell'arte Flavio Caroli scrive:
Nel suo serrato ordine musicale, La Danse riprende gli equilibri sinfonici che furono di Raffaello. L'ellisse prospettica delle linee diventa un ovale forzato e borrominiano schiacciato sulla bidimensionalità, poche passate di pennello riassumono le note più accordate e conseguenti della pittura del Novecento; mentre la tensione del colore, cioè la sua qualità tonale, affida l'energia del dipinto a tre note potenti ma rarissime, mattone, blu profondo e verde, tre note scandite sulla tela con l'apparente sprezzatura di chi intuisce che il destino dell'arte non può decidersi sul metro della diligenza.[...]Nel 1910, Matisse ha raggiunto l'altopiano della “pittura pura” o della “pittura senza tempo”. Flavio Caroli, Il volto dell'Occidente. I venti capolavori che hanno fatto l'immagine della nostra civiltà, Mondadori, Milano 2012.
Ripartendo da queste riflessioni potremmo allora provare a immaginare che la nostra psiche, anche quella più profonda, oscura, sconosciuta e insondabile, contenga già al suo interno tutta una serie di tendenze e di spinte armoniche, sinfoniche e regolatrici. Certamente tali dimensioni si affiancano a quelle più irruente e indomabili di cui si accennava, ma insieme a queste possiamo già trovare lo strutturarsi di una tensione direttrice capace di dare forma ai nostri movimenti interni, che a prima vista potrebbero apparire insensati, caotici, disordinati, incontrollabili e ingestibili. In realtà si tratterebbe di materia psichica che chiede di essere osservata con attenzione e pazienza, per scorgere in trasparenza l'ordine insito nel caos apparente, in attesta che un senso più ampio possa svelarsi ed essere compreso. Certamente non dobbiamo illuderci, il compito non è semplice, non basta affidarsi a qualche insulsa forma di semplicistico spontaneismo attendista, servono lavoro, concentrazione, disciplina, sacrificio e dedizione.
Nella sua pittura Matisse è splendidamente e meravigliosamente riuscito a cogliere e trasferire sulla tela tutta l'armonia proveniente da elementi decisamente primitivi e arcaici. Partendo dal blu di oceani e cieli, dal verde di foreste selvagge e dal rosso mattone di terre lontane, ha dato forma ad una danza sinfonica e cosmica, creando così uno dei capolavori più belli, potenti e struggenti che la storia dell'arte abbia mai conosciuto.
Tenendo a mente la lezione magistrale del pittore, potremmo, di tanto in tanto, provare ad accostarci al nostro mondo psichico, fatto di immagini, allo stesso modo e cioè con scrupolosa attenzione, con uno sguardo aperto, accogliente e non giudicante, nel tentativo di cogliere e afferrare le segrete simmetrie formali che dal caos portano all'armonia.
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